21 settembre 2016

La sofferenza - Aforismi sulla sofferenza

La sofferenza umana è essenzialmente collegata a una forma di resistenza, di non accettazione di ciò che esiste.

(Eckhart Tolle)

15 luglio 2016

Passato e futuro - Aforismi su passato e futuro

Sono le lezioni del passato che ci fanno intravedere la strada per il futuro.

(Dal film: "Il cammino dei ricordi")

6 luglio 2016

I dettagli - Aforismi sui dettagli

Sono i dettagli, le piccole cose che fanno la differenza tra una persona ordinaria e un fuoriclasse.

(Dal film: "Il cammino dei ricordi")

4 luglio 2016

Il destino - Aforismi sul destino

- "Cos'è il destino?"

(...)

- "Non badare al destino. Ciò che conta sono le abitudini. Ecco quello che devi studiare perché quelle abitudini diventeranno il tuo carattere.
Vedi, il tuo carattere è il modo in cui vivi e pensi a te stesso, alla tua condotta di vita, come tratti gli altri.
E' il tuo carattere che trasformerà il tuo destino"

(Dal film: "Il cammino dei ricordi")

10 giugno 2016

La donna giusta - Aforismi sulla donna giusta

Anche se tutto ero nuovo avevo la sensazione di conoscerlo già.
Ho capito che era la donna che avevo sempre sperato di non trovare nelle altre, quella di cui avevo paura. Sono sempre stato terrorizzato di innamorarmi di una come lei, perché pensavo che fino a una certa età fosse una sfortuna incontrare la donna della vita. Prima di dedicarsi a una sola persona per il resto dei propri giorni si deve viaggiare, sperimentare, sbagliare, provare a diventare poeti o scrittori. Poi si è pronti.

(Dal libro: "E' tutta vita")

13 aprile 2016

Squilibrio di coppia - Aforismi sulle coppie mal assortite

Nel mondo uomini/donne mi hanno sempre affascinato quelle coppie in cui c'è un elemento dei due spiccatamente bello/intelligente/brillante/devoto e l'altro scoglio di mare/fesso/loffio/cafone che tu li guardi e pensi che esista solo un abbinamento peggiore dei due al mondo e cioè pinocchietto/borsello e dici: beh dai, prima o poi il figo dei due si sveglierà. E invece succede che si sveglia l'altro e molla il figo. Il figo sta pure sotto un treno per un periodo che va dai sei mesi ai sei anni mentre tutti gli spiegano che potrebbe ambire a un veliero e invece sta ancora lì a pensare al peschereccio.

La morale di questa storia è che stare con persone meno brillanti e intelligenti e meno sensibili e meno un sacco di cose significa stare con persone che spesso e volentieri non possiedono gli strumenti per capire la botta di culo che gli è capitata, per cui se vi sentite al sicuro nello stare con persone decisamente meno dotate di voi sappiate che i miracolati spesso non riconoscono il miracolo. E che in una coppia con un disequilibrio così spiccato, spesso rischia di più quello che non ha un bel niente da perdere.

P.S. Di solito la spia che l'inchiappetata è dietro l'angolo è l'amico che alla prima crisi vi rassicura con la gufata: "ma figurati se ti lascia, dovrebbe baciarsi i gomiti!"

(Selvaggia Lucarelli)

10 aprile 2016

La fedeltà - Riflessioni sulla fedeltà

"Il tempo ipermoderno sputa sulla fedeltà inneggiando una libertà fatta di vuoto. Tutto ciò che ostacola il dispiegarsi della volontà di godimento del soggetto appare come un residuo moralistico destinato ad essere spazzato via da un libertinismo vacuo sempre più incapace di attribuire senso alla rinuncia. Il principio si applica tanto ai legami con le cose quanto, soprattutto, a quelli con le persone. Non è un caso che nel nostro paese la fedeltà sia stata recentemente considerata dai legislatori come una forma arcaica del legame amoroso al punto da volerla sopprimere negli articoli del Codice che normano le unioni civili e quelle matrimoniali. Perché evocare inutilmente un fantasma anacronistico reo di aver pesato come un macigno inutile sulla libertà affettiva e sessuale delle vite umane? Meglio liberarsene come di un tabù decrepito dalle armi desolatamente spuntate, come un ferro vecchio che non serve più a niente. 

Oggi è il tempo del “poliamore”, della libertà senza inibizioni, della curiosità sperimentale, dell’esperienza senza vincoli, della morte dell’amore pateticamente romantico e dell’affermazione, al suo posto, dell’amore narcisistico che rende l’aspirazione degli amanti al “per sempre” una farsa o una ingenuità bigotta di qualche credulone, o, peggio ancora, una catena repressiva alla nostra libertà di amare che deve essere finalmente spezzata. Anche l’elevazione della fedeltà ad un rango superiore a quello della mera fedeltà (sessuale) dei corpi, teorizzata, non a caso, soprattutto dagli uomini, tradisce, in realtà, la stessa difficoltà a concepire un legame capace di durare nel tempo senza essere necessariamente mutilato nella spinta del desiderio. Sembra un insegnamento fatale dell’esperienza: più una relazione dura nel tempo più il desiderio erotico si infiacchisce e necessita di nuovo carburante, o, meglio, di dopamina. Le neuroscienze lo confermano senza incertezza: il cervello per mantenere animato il desiderio deve essere dopato dall’eccitazione proveniente da un nuovo oggetto. L’anima, forse, si pensa, può restare fedele, ma non lo si può chiedere al corpo la cui spinta erotica non deve conoscere vincoli.


Il problema è che il nostro tempo non è più in grado di concepire la fedeltà come poesia ed ebbrezza, come forza che solleva, come incentivazione, potenziamento e non diminuzione del desiderio, come esperienza dell’eterno nel tempo, come ripetizione dello Stesso che rende tutto Nuovo. Il nostro tempo non sa né pensare, né vivere l’erotica del legame perché contrappone perversamente l’erotica al legame. È un assioma che deriva da una versione solo nichilistica della libertà: la libertà dell’amore – come la libertà in generale per l’uomo occidentale – deve escludere ogni forma di limite, deve porsi come assoluta. In questo senso la fedeltà diviene un tabù logoro che appartiene ad un’altra epoca e destinato ad essere sfatato. Quello che l’ideologia neo-libertina del nostro tempo però non vede è che ogni forma di disincanto tende, come spiegarono già Adorno e Horkheimer in Dialettica dell’illuminismo, a ribaltarsi nel suo contrario. Il culto del poliamore, della libertà narcisistica, la polverizzazione dell’ideale romantico dell’amore porta davvero verso una vita più ricca, più soddisfatta, più generativa? La clinica psicoanalitica ci consiglia di essere prudenti: la ricerca affannosa del Nuovo spesso non è altro che la ripetizione monotona della stessa insoddisfazione. Il punto è che il nostro tempo rischia di smarrire ogni possibile sguardo sulla trascendenza, sull’altrove, anche di quella che si dà nell’esperienza assolutamente immanente dei corpi. Perché non esiste amore se non del corpo, del volto, della particolarità insostituibile dell’Altro. 
 
L’ideale della fedeltà può diventare – come lo è stato per diverse generazioni – una camicia di forza che sacrifica il desiderio sull’altare dell’Ideale divenendo dannosa per la vita. Quando questo accade è bene liberarsene al più presto. Ma l’esperienza della fedeltà, vissuta non in opposizione alla libertà, ma come la sua massima realizzazione, offre alla vita una possibilità di gioia e di apertura rare. Quella che scaturisce dall’esperienza di rendere sempre Nuovo lo Stesso: la ripetizione della fedeltà rivela infatti che giorno dopo giorno il volto di chi amo può essere, insieme, sempre lo Stesso e sempre Nuovo. Mentre il nostro tempo oppone lo Stesso al Nuovo, il miracolo dell’amore è, infatti, quando c’è, quello di rendere lo Stesso sempre Nuovo. Accade anche nella lettura dei cosiddetti classici. Lo diceva bene Italo Calvino: quando un libro diventa un classico se non quando risulta inesauribile di fronte ad ogni lettura? Quando la sua forza non si esaurisce mai, ma dura per sempre eccedendo ogni possibile interpretazione? E non è, forse, la fedeltà (ad un amore, ad un autore, ad un’idea) un nome di questa forza? Non è la fedeltà ciò che ci spinge a rileggere lo stesso libro – o un corpo che si trasforma in libro - scoprendo in esso sempre qualcosa di Nuovo? Non è il suo miracolo quello di fare Nuovo ogni cosa, soprattutto quella “cosa” che crediamo di conoscere di più? Non è questa la sua potenza: trasformare la ripetizione dello Stesso in un evento ogni volta unico e irripetibile?"

(di MASSIMO RECALCATI da "la Repubblica" del 3/4/2016)